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Geschrieben von Dante Alighieri Gesellschaft Klagenfurt
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Montag, 18. Januar 2010 |
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Le prime notizie storiche risalgono alla seconda guerra punica (218 a.C.), allorché fu assalita e saccheggiata da un esercito cartaginese. Caduto l’Impero d’Occidente, accolse con calore i Bizantini evitando così l’urto del-le invasioni barbariche e ad essa si diressero, come ad un’oasi di pace e di civiltà, l’Arcivescovo, la Curia e i nobili milanesi fuggenti le devastazioni longobarde (568) che vi rimasero finché Rotari, tra il 641 ed il 644, non ebbe conquistata anche Genova. I rapporti con l’Oriente e con l’Italia bizantina si interruppero e la città entrò in un lungo periodo di eclissi dal quale riemerse solo nel X secolo allorché, incorporata in una delle tre marche liguri di Berengario II, dovette pensare a fronteggiare le incursioni saracene. Fu in quel periodo che Genova riedificò le mura e ricostruì la flotta; il vescovo ebbe presto propri feudi ed una propria politica di sviluppo tendente però a fondersi con quella comunale per una reciproca esigenza di aiuto. Il fenomeno di simbiosi apparve manifesto quando (1052) con l’arcivescovo Oberto le cariche di visconte e di arcivescovo si fusero e l’autorità religiosa di-venne appannaggio dell’aristocrazia di origine viscontile. Contemporaneamente Genova dovette affrontare il pericolo arabo e la flotta genovese trovò un’alleata naturale in quella pisana. Ma, allontanato il pericolo con un’ultima clamorosa vittoria comune sulla flotta saracena di Mugiahid (1016), il contrasto tra le due città fu inevitabile. Corsica e Sardegna divennero il pomo della discordia e si giunse ad aperta guerra nell’ultimo trentennio del XII secolo, che si concluse con la prevalenza genovese e con il suo dominio incontrastato sul Medi-terraneo occidentale (1284, battaglia della Meloria).La predicazione della prima Crociata (1097) suscitò l’entusiasmo dei Genovesi i quali vi videro subito una straordinaria occasione per allargare considerevolmente il proprio giro d’affari e per riprendere i commerci con il ricco Oriente. Essa provocò anche la rapida concentrazione in un unico organismo, la Compagna comunis, delle varie compagnie rionali di nobili, artigiani, lavoratori in genere, consorziati a fini commerciali. La prima Crociata diede l’avvio all’espansione genovese che, nel giro di pochi decenni, costituì colonie dap-prima in Palestina poi su tutte le coste dell’Egeo, infine sul Mar di Marmara, sul Mar Nero e sul Mare d’Azov. Ma la rapida espansione creò una serie di problemi, primo fra tutti quello della libertà e della sicurezza dei mari, sui quali si affacciavano potenze tutt’altro che trascurabili, come Pisa, gli Arabi di Spagna, i Normanni nell’Italia meridionale e Venezia, alleata e protettrice dell’Impero Bizantino. Ora, se le esigenze della prima espansione avevano finito per far coincidere le cariche sociali della Compagna con quelle dello Stato (i consoli), le nuove prospettive esigevano un superamento delle lotte di fazione ed una politica non di parte ma orientata al fine ultimo del bene della comunità. Tra il 1191 e il 1217, non senza gravi contrasti, l’istituto consolare lasciò il posto a quello podestarile. Ma il rimedio non fu efficace: la borghesia, arricchitasi, premeva per dividere con i nobili le lucrose cariche statali e nel 1257 Guglielmo Boccanegra, figlio di mercanti, assunse ad una nuova magistratura, quella di Capitano del Popolo. Fu però una breve parentesi. Una congiura lo abbatté e nel 1270, dopo gravi torbidi, Oberto Doria e Oberto Spinola si spartirono il potere statale. Fu questo un periodo di grande splendore, ma all’interno la pace durò poco. Ai Doria ed agli Spinola, ghibellini, si opposero Fieschi e Grimaldi, guelfi, mentre il popolo esigeva la fine del chiuso governo aristocratico. Nel 1339, nuovo cambiamento istituzionale: Simone Boccanegra fu eletto doge. Cacciati i Guelfi, esautorati i nobili, egli cercò di governare al di sopra delle fazioni ma non riuscì a reggersi che cinque anni. La situazione si fece allora caotica mentre sui mari riprendeva la guerra contro Venezia. Per uscirne Genova si diede ai Visconti e poi a Carlo VI re di Francia.Presto delusa, essa tornò ad un governo cittadino che tuttavia non poté rivelarsi diverso dai precedenti. All’interminabile querela interna s’aggiunsero gravi minacce esterne. Francia e Milano non nascondevano le loro mire sulla ricca città.Presa dai Visconti nel 1421, passò poco dopo ai Francesi, poi ai Milanesi, infine ancora al re di Francia: la città subì saccheggi, rovine ed umiliazioni, tra i quali, gravissimo, il sacco del 1522 ad opera degli Spagnoli di Carlo V. Cinque anni dopo, Antonio Adorno, ultimo doge perpetuo, era deposto. Il vero padrone di Genova era ormai Andrea Doria che, rovesciate le alleanze, si accordò con la Spagna ottenendo il riconoscimento dell’indipendenza genovese (convenzione di Madrid, 1528). Il nuovo corso politico gli consentì di riprendere le città liguri perdute nel frattempo e la stessa Savona cadde sotto il suo dominio.Ma l’opera del Doria fu importante anche all’interno, dove fu varata la nuova Costituzione, l’ultima che – salvo leggere varianti – rimase in vigore fino al 1797. La larvata dittatura del Doria portò Genova ad una potenza finanziaria che ha ben pochi riscontri in altre città europee (Banco di San Giorgio, fondato nel 1405). Sfuggito ad una congiura ordita dai Fieschi (1547), l’ormai vecchio Doria assistette tuttavia impotente, nei suoi ultimi anni, alla ripresa delle lotte di parte.Bombardata per mare dai Francesi, decimata dalla peste (1656), Genova dovette inviare il proprio doge a chiedere un umiliante perdono al re di Francia (1684); l’antico spirito non era però ancora del tutto morto: occupata dagli eserciti austro-sardi, il 5 dicembre 1746 Genova si sollevò cacciando gli invasori a furor di popolo. Fu l’ultimo, luminoso guizzo di un fuoco che stava per spegnersi: la Corsica, in aperta rivolta, fu ceduta alla Francia; Sanremo e altri centri, ribellatisi, coinvolsero interessi e mire esterne mai del tutto sopite. La Rivoluzione Francese, Napoleone e poi il Congresso di Vienna furono i veri protagonisti della fine della Repubblica che, occupata dai Francesi, fu, infine (1815), incorporata nel Regno di Sardegna.
Da allora, e specialmente nel decennio 1849-59, Genova fu centro del movimento risorgimentale.
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Letzte Aktualisierung ( Montag, 18. Januar 2010 )
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